IL REGNO DI SARDEGNA NEL 1848-1849 - archiviostorico.net

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www.accademiaurbense.itbito parlamentare. Il gruppo di Valerio si sarebbe presto unito conquello di Brofferio; la posizione di Valerio si sarebbe presto megliochiarita e la sua decisa opposizione era pericolosa. Il direttore dellaConcordia, che era stato alla testa del comitato elettorale era moltoautorevole (il suo giornale contava molti abbonati); bisognava provvedereper impedire la formazione di una forte estrema sinistra.Buffa vedeva l'opportunità di dare a Valerio qualche importanteincarico; proponeva il riconoscimento dell'Ungheria: Valerio sarebbestato adatto ad assumere una missione in Ungheria. Per quantoriguardava la Repubblica Romana, Buffa cosi si esprimeva: «losono d'avviso che noi non dobbiamo ancora riconoscerla, né peralcun modo collegare le nostre sorti con quelle d'un governo che nonè ancora spoppato, e finora non ha fatto altro che pronunziare il suonome ... Non dobbiamo gittarsi alla ventura •. Proponeva di riconoscerela Sicilia.Carlo Tenca, il lO febbraio, si era rivolto al Buffa per incaricodi Montanelli. «Il decadimento del granduca è ormai un fatto compiuto- egli scriveva - ed ora vuolsi pensare ad assicurare il paesetanto dalle reazioni interne quanto da ogni esterna aggressione. Leprime son poche e deboli e l'azione del governo provvisorio basteràa provvedervi; ma si attende la seconda, si guarda con ansietà all'attitudineche prenderà in questo caso il Piemonte. Ci siete amicio nemici in questo movimento della Toscana, che è pur sempre movimentoitaliano? ... vi chiedo se il governo toscano può contare ono sul vostro ajuto nel caso che venisse assalita dagli austriaci lafrontiera? •.Il giorno seguente, da Lucca, Apollonio Nocchi informava ilBuffa che in quella città per «sottrarsi agli orrori di un governo diterrore. che' la minacciava, e quelli di un intervento austriaco, si erad'opinione di mettersi sotto la tutela sarda. Anche Giulio Rezasco,informando sulla situazione drammatica delle popolazioni lunigianesi(l'intervento austro-estense sembrava quasi sicuro), faceva presentela necessità di occupare militarmente la Lunigiana, i passi delCerreto e della Cisa. Buffa aveva chiesto istruzioni al Consiglio perrispondere al Tenca e al Nocchi. Gli scrisse Gioberti il 14 febbraio.Dalla Toscana erano state formulate due richieste d'intervento:l'una in favore del nuovo governo, l'altra contro di esso. A Luccasi poteva rispondere che il Piemonte si sarebbe recato ad onore disalvare la Toscana da una demagogia sfrenata e di ristabilire i diritticostituzionali del granduca, ma era necessario che il popolo toscano91

www.accademiaurbense.itinvocasse l'intervento piemontese.'Al Tenca si doveva rispondere cheil governo piemontese non avrebbe certanente esitato a recare il suoaiuto alla Toscana contro l'Austria; non poteva però appoggiare ungoverno che considerava illegittimo e illegale. «Il solo modo, adunque,che noi potremmo intervenire in Toscana - dettava Gioberti ­e cacciarne l'austriaco, sarebbe per rialzarvi il trono costituzionaledi Leopoldo. Ogni altro procedere sarebbe di noi indegno e contrarioai nostri fini, perché se n'è sacra l'indipendenza. non meno sacra cidee essere la monarchia costituzionale. unica conservatrice della libertàe dell'ordine •. Il governo provvisorio toscano per contare sull'aiutopiemontese doveva ristabilire il granduca, allontanare Mazzinida Firenze. altrimenti - continuava Gioberti - «non abbiamonulla a rispondere. se non che il governo toscano è degno di coglierei mali frutti che ha seminati. e il Piemonte si recherebbe a scrupolodi frapporsi a quest'opera della provvidenza •. Il presidente del consigliotemeva che la lettera del Tenca fosse una trappola posta dal­1'« infido Montanel1i.. Invitava Buffa a rispondere, e nel contempoa diffonderlo il più possibile, che la Divisione di Sarzana era un corpodi ossèrvazione sugli austriaci dalla parte dell'appennino emiliano eper impedire ogni moto di propaganda derivante dalla Toscana.«Benché questo moto non ci dia paura pei suoi effetti - concludevaGioberti - essendo tuttavia debito nostro di antivenirlo, per giustificarci.se non altro. dinanzi alle Camere del paese, non abbiamoinviate altre truppe potendo bastare a tale effetto la divisione destinataa sopravegliare gli austriaci da quella parte •. Già da tre giorni.però, l'astuto abate aveva inviato in Toscana G. B. Tantesio peroffrire al granduca l'intervento armato piemontese.5. Giulio Rezasco continuava intanto a ragguagliare il Buffaintorno alla questione lunigianese 101, che si manteneva tuttavia sullostesso piano diplomatico. e inaspriva in quei paesi di frontiera i rapportitra filosardi e fìlotoscani, soprattutto per la pretesa secondavotazione di Avenza che era stata fissata 1'11 dicembre. Il Rezasco101 Sulla questione lunigianese sono contenute utili indicazioni in A. SAPORI,Il COItJlilto fra. Tosca.fJa. • MIXÙfla. per la qtlUti~ Mila LUfJigillfJa. (ottolwe-dicemlwe1847), in RQ,Ss.pa. Storica. MI Riscwgimettto, a. XIV (1927), pp. 1-28; M. GIULIANI,La. LUfJigia.fJQ, pa.mutls. prima. e dopo il 1859, Parma. 1939. pp. 1-13. Per il periodoriguardante il presente volume cfr. A. DR RUBRRTIS, Gioberti e la. Tosoona, Firenze,1933 pp. 152-170; La. diplonuuia. del Repo di Sa.rdepa. dura.nt. ZII prima. guerra. d'indipMlÙfJza.,volume I, R.zGZiOfJi COfJ la. Toscane, a cura di C. PISCHEDDA, Torino, 1949,specialmente pp. 423-424. 426-430, 431-432, 435-437. 438-439. 442-444.92

www.accademiaurbense.itinvocasse l'intervento piemontese.'Al Tenca si doveva rispondere cheil governo piemontese non avrebbe certanente esitato a recare il suoaiuto alla Toscana contro l'Austria; non poteva però appoggiare ungoverno che considerava illegittimo e illegale. «Il solo modo, adunque,che noi potremmo intervenire in Toscana - dettava Gioberti ­e cacciarne l'austriaco, sarebbe per rialzarvi il trono costituzionaledi Leopoldo. Ogni altro procedere sarebbe di noi indegno e contrarioai nostri fini, perché se n'è sacra l'indipendenza. non meno sacra cidee essere la monarchia costituzionale. unica conservatrice della libertàe dell'ordine •. Il governo provvisorio toscano per contare sull'aiutopiemontese doveva ristabilire il granduca, allontanare Mazzinida Firenze. altrimenti - continuava Gioberti - «non abbiamonulla a rispondere. se non che il governo toscano è degno di coglierei mali frutti che ha seminati. e il Piemonte si recherebbe a scrupolodi frapporsi a quest'opera della provvidenza •. Il presidente del consigliotemeva che la lettera del Tenca fosse una trappola posta dal­1'« infido Montanel1i.. Invitava Buffa a rispondere, e nel contempoa diffonderlo il più possibile, che la Divisione di Sarzana era un corpodi ossèrvazione sugli austriaci dalla parte dell'appennino emiliano eper impedire ogni moto di propaganda derivante dalla Toscana.«Benché questo moto non ci dia paura pei suoi effetti - concludevaGioberti - essendo tuttavia debito nostro di antivenirlo, per giustificarci.se non altro. dinanzi alle Camere del paese, non abbiamoinviate altre truppe potendo bastare a tale effetto la divisione destinataa sopravegliare gli austriaci da quella parte •. Già da tre giorni.però, l'astuto abate aveva inviato in Toscana G. B. Tantesio peroffrire al granduca l'intervento armato piemontese.5. Giulio Rezasco continuava intanto a ragguagliare il Buffaintorno alla questione lunigianese 101, che si manteneva tuttavia sullostesso piano diplomatico. e inaspriva in quei paesi di frontiera i rapportitra filosardi e fìlotoscani, soprattutto per la pretesa secondavotazione di Avenza che era stata fissata 1'11 dicembre. Il Rezasco101 Sulla questione lunigianese sono contenute utili indicazioni in A. SAPORI,Il COItJlilto fra. Tosca.fJa. • MIXÙfla. per la qtlUti~ Mila LUfJigillfJa. (ottolwe-dicemlwe1847), in RQ,Ss.pa. Storica. MI Riscwgimettto, a. XIV (1927), pp. 1-28; M. GIULIANI,La. LUfJigia.fJQ, pa.mutls. prima. e dopo il 1859, Parma. 1939. pp. 1-13. Per il periodoriguardante il presente volume cfr. A. DR RUBRRTIS, Gioberti e la. Tosoona, Firenze,1933 pp. 152-170; La. diplonuuia. del Repo di Sa.rdepa. dura.nt. ZII prima. guerra. d'indipMlÙfJza.,volume I, R.zGZiOfJi COfJ la. Toscane, a cura di C. PISCHEDDA, Torino, 1949,specialmente pp. 423-424. 426-430, 431-432, 435-437. 438-439. 442-444.92

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