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Paolo Cucchiarelli - Misteri d'Italia

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“obbligandomi poi ad andare nell’albergo ove di solito pernottava lui, che era ai limiti della mia<br />

diaria”. 17 La ragazza era a Milano per conto della trasmissione “Per voi giovani” di Renzo Arbore.<br />

Dopo l’esplosione, degli amici di Anna legati ai gruppi anarchici, gli chiesero di andare in giro per<br />

Milano insieme con lei perché c’erano fitti controlli e perquisizioni nell’ambiente anarchico<br />

milanese. “Ho sempre avuto l’impressione che mio padre conoscesse alcuni esponenti<br />

dell’estremismo di destra”. 18<br />

Negli anni Taviani ha insistito, ciclicamente, sulla sua interpretazione : “E’ il punto chiave di un<br />

certo passaggio. C’è stata una non chiarezza e non sincerità di qualcuno in quel momento. Bisogna<br />

capire perché la prima sentenza di Catanzaro (quella che condannava i ‘neri’ di On, NdA), che<br />

corrisponde pienamente alle mie opinioni, è stata depistata e praticamente insabbiata. Quella<br />

sentenza mi soddisfa pianamente; bisogna andare a fondo su quella”.<br />

Taviani ha le idee chiare perché nell’arco degli anni e poi nelle sue memorie riconferma questa tesi<br />

con in più lo zampino di qualche servizio segreto straniero.<br />

Qualche anno fa in seduta segreta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi<br />

era stato ancora più chiaro, come ricorda l’ex senatore dei Ds Giovanni Pellegrino, che ha guidato<br />

per due legislature l’organismo d’inchiesta. Taviani disse in quella sede la stessa cosa vale a dire<br />

che non si “ capirà mai niente della strage se non si partirà da un presupposto: che la bomba avrebbe<br />

dovuto scoppiare a banca chiusa. Perché non posso credere - aggiunse Taviani in quella circostanza<br />

– che un ipotetico colonnello, ma ‘ipotetico’ lo precisò successivamente, correggendo il verbale<br />

della seduta, abbia potuto dare l’ordine di uccidere tanti italiani”. 19<br />

Il verbale segreto di quell’ audizione offre una valutazione più ampia e complessa del ricordo di<br />

Pellegrino. Taviani disse, prima di correggere il verbale inserendo ‘un ipotetico’ che “Non è infatti<br />

possibile pensare che un colonnello dell’Arma dei carabinieri, persona seria e intelligente, pensi di<br />

ammazzare 16 italiani. Evidentemente la bomba doveva scoppiare come le bombe di Roma… Il<br />

problema è pertanto se c’è stato un depistaggio anche precedente…”. Da come si esprime, con un<br />

giudizio diretto sulla persona, Taviani dà la netta impressione di conoscere il colonnello ; di sapere<br />

chi fosse colui a cui ‘l’operazione’ sfuggì di mano.<br />

Quindi a Milano, per uno dei maggiori politici italiani, c’è stata quantomeno una responsabilità del<br />

servizio segreto militare, il Sid. Ma, aggiunse subito Taviani; “Tutto questo è indubbio, basta però<br />

che sia chiaro il tassello iniziale… Non doveva morire nessuno, e invece è successo quello che è<br />

successo”. E Taviani nei suoi Diari pubblicati postumi aggiunge un ulteriore frammento che<br />

combacia perfettamente con le conclusioni dell’inchiesta milanese condotta da Guido Salvini.<br />

“La responsabilità della strage è interamente dell’estrema destra e in particolare di Ordine Nuovo:<br />

uomini tecnicamente seri, collegati con settori deviati dei servizi segreti”. La Cia non c’entra nulla<br />

ma l’esplosivo è stato fornito a uomini di On da un “agente nordamericano” che proveniva dalla<br />

centrale tedesca – indicazione rilevante e ricca di sviluppi - e apparteneva al servizio segreto<br />

dell’esercito, struttura “assai più efficiente della Cia”. Nelle memorie Taviani allarga il suo giudizio<br />

verso altri settori delle istituzioni: non c’è solo il solitario colonnello dell’Arma che non controlla<br />

‘l’operazione’. C’è altro. Qualcosa in più. Taviani deduce che la bomba non doveva causare morti<br />

dal fatto “che una volta verificato che nel crimine erano implicati alcuni uomini delle istituzioni,<br />

non è supponibile che essi cinicamente pensassero di uccidere tanti innocenti”. A meno che gli<br />

esecutori abbiano poi “disatteso gli ordini ricevuti”. Insomma la catena delle responsabilità si<br />

amplia, si allunga, si struttura. E non si capisce bene dove possa finire. A questa ricostruzione<br />

Rumor, Fanfani e Moro, dice Taviani, non vollero mai credere, almeno ufficialmente. Taviani<br />

invece come “atto politico” appena tornato al Viminale, nel 1973, sulla base della sentenza avuta<br />

dal Pm Occorsio e forzando la situazione nei termini giuridici, sciolse On.<br />

Al Viminale Taviani affronta subito il ‘nodo’ Piazza Fontana. “Chiesi a bruciapelo a Santillo:<br />

‘Secondo lei Vicari (capo della Polizia al tempo della strage, NdA) è andato in pensione credendo<br />

17 Interrogatorio di Anna Fusco di Ravello, 12 marzo 2001 da parte del Ros<br />

18 Ibidem<br />

19 “Quel giorno gli esecutori andarono oltre il piano”, Corriere della sera , 5 maggio 2005<br />

19<br />

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