20.05.2013 Views

Gli arcipelaghi - Sardegna Cultura

Gli arcipelaghi - Sardegna Cultura

Gli arcipelaghi - Sardegna Cultura

SHOW MORE
SHOW LESS

Create successful ePaper yourself

Turn your PDF publications into a flip-book with our unique Google optimized e-Paper software.

sbrigativamente ancora definivo superstizione, qualche<br />

volta mi sorprendeva sino allo scandalo.<br />

Ancora però non avevo capito lo spessore del muro<br />

che avrebbe potuto dividerci. E ancora meno avevo capito<br />

da quale parte e perché questo muro avrebbe potuto<br />

sorgere. Forse non lo capivo perché quasi sempre,<br />

o sempre, le nostre discussioni e conversazioni, i nostri<br />

incontri e scontri intellettuali, si concludevano quasi<br />

bruscamente in quegli incontri e scontri insaziabili<br />

dei nostri corpi, dove il suo mi si rivelava come una<br />

parte per me prima sconosciuta del mio stesso corpo.<br />

La parte migliore, più viva, più amata e amabile e però,<br />

anche nei momenti della fusione più estatica, non<br />

del tutto raggiunta e raggiungibile.<br />

Mamma si teneva distante e credo che si sforzasse di<br />

moderare il suo solito bisogno d’invadere i miei spazi<br />

e di polemizzare con me su ogni cosa.<br />

In principio, riguardo a lei, l’arrivo del ragazzo mi<br />

era stato utile. Se non altro, aveva dirottato la sua attenzione<br />

dal suo oggetto preferito che, sin da quando<br />

ero nata, ero sempre stata io.<br />

178<br />

L’oasi<br />

Nei giorni subito dopo la malattia, mi sedevo in cucina,<br />

davanti alla grande finestra che dà sul giardino,<br />

e aiutavo a sgranare i piselli, a mondare i carciofi, a<br />

sbucciare le patate e a fare altri lavori che a Dolomè<br />

son considerati lavori da donna. Ma questo dove mi<br />

trovavo era un mondo diverso da quello di Dolomè,<br />

diverso come lo è il giorno dalla notte.<br />

Tutto era diverso. A cominciare dalla luce e dall’aria<br />

dentro la casa dove sembrava che non ci fosse posto per<br />

l’ombra. Le finestre erano enormi, grandi almeno come<br />

quelle del caseggiato scolastico a Dolomè. Ma pulite,<br />

non opache e sporche come quelle della nostra<br />

scuola. E dietro i vetri scintillanti si vedevano gli alberi<br />

del giardino.<br />

Proprio sotto la finestra di cucina cresceva un melograno<br />

carico di fiori rossi che parevano piccole trombe<br />

di corallo. E più lontano c’era un filare di cipressi, o di<br />

ginepri, che serviva da frangivento dalla parte della<br />

valle. Dietro quegli alberi che mi facevano pensare a<br />

persone che si tenevano per mano, si vedevano le cime<br />

dei monti che cambiavano colore col passare delle ore.<br />

179

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!